Frutto antico
Ficus carica L. · Famiglia: Moracee

Le sue origini vengono fatte risalire alla Caria, in Asia Minore; testimonianze della sua coltivazione sono già nelle prime civiltà agricole di Palestina ed Egitto, da cui si diffuse nel Mediterraneo. Si tratta di una pianta xerofila ed eliofila, che ama il sole e resiste alla siccità; è un albero longevo che può diventare secolare, anche se il suo legno debole lo rende soggetto a infezioni. Il fusto, corto e ramoso, può raggiungere i 10 m d’altezza, mentre le foglie si presentano grandi, oblunghe e ruvide al tatto.
Quello che viene ritenuto il frutto è in realtà una infruttescenza carnosa, piriforme, ricca di zuccheri a maturità, detta siconio, di colore variabile dal verde al rossiccio fino al violaceo, all’interno della quale sono racchiusi i fiori unisessuali, piccolissimi; una piccola apertura apicale consente l’entrata di piccoli imenotteri pronubi (“vespa del fico”). I veri frutti, che si sviluppano all’interno dell’infruttescenza, sono i granellini detti acheni; la polpa che li circonda è estremamente succulenta e ricca di succo.
La specie si divide in caprifico (maschio), che produce solo il polline in frutti non commestibili, e pianta femmina, che matura i frutti eduli. Tra la pianta e l’insetto pronubo esiste una simbiosi: la vespa sopravvive solo nel caprifico e il fico non può produrre semi senza di essa.
Nel Pomario del Papa è recuperato come specie storica del territorio tuscolano, oggi desueta: coltivato senza chimica di sintesi, con apparato radicale contenuto (entro 1,5 m) per non interferire con l’archeologia sottostante.
Brogiotto nero · Brogiotto bianco · Fillacciano · Reale · Turca · Panascè · Gentile




