L’occasione del recupero del Barco vero e proprio — la piattaforma superiore sistemata a pomario fin dai tempi dei Borghese — arriva con il Bando del Ministero della Cultura «Programmi per valorizzare l’identità dei luoghi: parchi e giardini storici» (Next Generation EU – PNRR, Missione 1 Componente 3 Investimento 2.3), emanato nel 2022. La proprietà, dietro sollecitazione dell’IRVIT, Istituto Regionale delle Ville Tuscolane, decide di parteciparvi insieme ad altre prestigiose dimore storiche del comprensorio.
L’idea progettuale di fondo persegue una doppia finalità: esaltare il ruolo formale del Barco nell’ambito della grandiosa composizione spaziale tardo-cinquecentesca di cui è parte essenziale, e offrire al tempo stesso alla nuova fruizione pubblica un luogo esteticamente gradevole e ricco di stimolazioni didattiche.
La dialettica fra il «sotto» e il «sopra», dal «buio» alla «luce», costituirà la grande suggestione della visita integrale.
In mancanza di documentazione storica specifica, si è preso spunto da un disegno di suddivisione in lotti agricoli, attribuibile alla Compagnia dei Gesù.

Restauri puntuali sugli elementi storici e ricostruzione del paesaggio del giardino.
Centro visivo della composizione, in pietra sperone e attribuibile con ogni probabilità al Vasanzio. Dopo un primo intervento nel 2000 sul getto centrale, in questa fase ci si è concentrati sul restauro della vasca, che si presentava variamente ammalorata: ricostruzione della cornice, riposizionamento dei conci pericolanti e impermeabilizzazione del fondo.

Ne è stata verificata la stabilità e rinnovata la protezione superiore con una copertina in cocciopesto, a salvaguardia della sommità esposta alle intemperie.

Il lato Nord-Est presenta un lungo tratto crollato da tempo, di circa 50 metri, di difficile ricostruzione. Per non contraddire l’idea originaria del giardino chiuso, la fisicità del muro mancante è stata sostituita da una barriera visiva: una siepe di lecci per tutta la lunghezza del crollo.

Il percorso centrale che unisce portale, fontana e belvedere è stato ripristinato con una graniglia chiara, ben visibile anche da lontano. Quattro coppie di cipressi ne marcano i punti nodali, «citando» il viale d’accesso di Mondragone.
I lavori sono stati preceduti da una serie di sondaggi condotti tramite sei trincee profonde due metri, estese per buona parte dell’area, dagli archeologi Paolo Dalmiglio e Laura Stamerra sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza. Sono emerse, nella porzione a monte, alcune fondazioni di manufatti presumibilmente agricoli risalenti alla metà del XVI secolo, forse a una fase pre-Altemps, tuttora in fase di studio.
Lavori finanziati dall’Unione Europea — Ministero della Cultura, Next Generation EU – PNRR, M1C3 Investimento 2.3 «Programmi per valorizzare l’identità dei luoghi: parchi e giardini storici».