Frutto antico
Corylus avellana L. · Famiglia: Betulacee

Il nome del genere deriva dal termine greco “elmo”, oppure da kurl, il nome celtico della pianta, mentre l’epiteto specifico deriva dalla città di Avella, nota fin dall’antichità per la sua coltivazione. La pianta ha portamento a cespuglio o ad albero, alta dai 2 ai 4 m; ha foglie semplici, dalla forma cuoriforme a margine dentato, caducifoglia e latifoglia, con crescita rapida. Le infiorescenze sono unisessuali: le maschili in amenti penduli autunnali, le femminili somigliano a una piccola gemma.
Il frutto (nocciola) è avvolto da brattee da cui si libera a maturazione e cade. È commestibile e si usa crudo, cotto o macinato; ricco di un olio impiegato nell’alimentazione e nell’industria cosmetica. Il legno del nocciolo è flessibile, elastico e leggero, adoperato fin dall’antichità per fabbricare ceste e recinti.
L’areale naturale di questa pianta si estende prevalentemente nella regione europeo-caucasica, con una spiccata distribuzione in tutte le fasce collinari. In questo contesto produttivo, l’Italia riveste un ruolo di primissimo piano, posizionandosi come la seconda produttrice di nocciole al mondo, superata soltanto dalla Turchia.
Nel Pomario del Papa è recuperato come specie storica del territorio tuscolano, oggi desueta: coltivato senza chimica di sintesi, con apparato radicale contenuto (entro 1,5 m) per non interferire con l’archeologia sottostante.
Tonda di Romagna · San Giovanni


