Sotto il giardino della piattaforma superiore si nasconde il più vasto complesso «sotterraneo» di sostruzioni romane a volta finora conosciuto: circa duecento ambienti voltati, perfettamente conservati e praticabili, che ampliano artificialmente di un terzo il basamento del Barco. È un’opera grandiosa, vissuta dalla fine del II secolo a.C. fino, probabilmente, al IV secolo, e mai citata dalle fonti antiche.
Le strutture impiegano l’opus caementicium su grande scala, con un’applicazione difficilmente riscontrabile in tale estensione, e offrono una varietà quasi completa di paramenti murari, dall’opus incertum all’opus quasi reticulatum, al reticulatum e al mixtum, testimoni delle successive fasi costruttive del complesso. L’intero settore è sottoposto a vincolo monumentale dal 1979.

Per decenni gli ambienti rimasero una presenza «inquietante», nota appena nella tradizione locale. I Gesuiti, allora proprietari, avevano affittato il tutto a un’impresa di produzione di funghi che, dichiarando di fatto la zona off-limits, ne fece quasi dimenticare l’esistenza. La coltivazione richiedeva la fodera di ogni parete e volta con teli di cellophane, che occultarono totalmente la spazialità degli ambienti; nel contempo gli affittuari sfondarono le pareti divisorie per ottenere una praticabilità unitaria.
Solo con l’acquisto da parte della Cooperativa «Il Parco» e la disdetta del contratto di affitto si arrivò alla liberazione degli ambienti dalle loro «incongrue vesti traslucide». Apparvero così, con la sorpresa degli stessi acquirenti, come neppure i primi storici visitatori li avevano mai visti — paradossalmente preservati anche dalla pur malaugurata condotta dei precedenti occupanti.
Il muro di recinzione cinquecentesco si attesta sul fronte monumentale di una serie impressionante di sostruzioni a volta in calcestruzzo, che ampliano artificialmente di un terzo l’originale basamento in terra. I costruttori del Cinquecento, invece di edificarvi sopra una nuova villa come a Mondragone, lasciarono la spianata libera, destinandola a Barco e poi a pomario.
Nasce così la grande suggestione del Barco Borghese: la dialettica fra il «sotto» e il «sopra», dal «buio» alla «luce», che costituisce il vero valore aggiunto della visita integrale.
Le sostruzioni come campionario ineguagliabile di tecnica costruttiva romana.
Le sostruzioni del Barco Borghese offrono un campionario ineguagliabile di tecnica edilizia romana: l’opus caementicium declinato fra murature in elevazione e volte, una varietà quasi completa di paramenti murari, e perfino la ratio marmoraria, che apre l’orizzonte a intonaci e marmi. Ma a fare impressione è soprattutto la dimensione del cantiere, evolutosi in più fasi, che deve aver impiegato una quantità incredibile di materiale lapideo e di apparecchiature lignee, oltre a una notevole capacità logistica.
È per queste ragioni che si ritiene questo il luogo più adatto per organizzare un Museo delle Tecniche Edilizie Romane (MusTER), prossimo obiettivo del programma di valorizzazione. Un museo del genere, a Roma e in Italia, incredibilmente non esiste.
Il Barco Borghese è un complesso unitario, fisicamente organizzato in due settori — quello archeologico e quello rinascimentale — la cui visita integrata è il vero valore aggiunto del sito.
Come segno anticipatorio di questa prospettiva sono già state collocate alcune riproduzioni di macchine lignee da cantiere, fra le più comuni della tecnica di allora. Provengono dalla mostra «Costruire per gli Dei: il cantiere nel mondo classico», svoltasi nel Parco Archeologico di Agrigento nel 2022, a cura dell’Arch. Alessandro Carlino e realizzate da Media Arte Eventi.

Sul giardino della piattaforma superiore si è ricreato un disegno a terra che riproduce parzialmente la planimetria degli ambienti sottostanti, distinguendo fra muri e ambienti: questi ultimi trattati con piante in grado di fiorire anche in carenza d’acqua (come il Delosperma). Si aggiungono volumi leggeri — i berceaux, o «cerchiate» — che richiamano la forma degli ambienti antichi (se pur di minore altezza). È un anticipo, o un richiamo, alla visita del livello inferiore: di nuovo, la dialettica fra «sotto» e «sopra», dal «buio» alla «luce».
