La messa a dimora di circa 1000 esemplari fra piante legnose arboree (fruttiferi, cipressi e cespugli di leccio), arbustive e rampicanti rappresenta un contributo notevole alla riduzione della CO₂ e soprattutto all’incremento della biodiversità — non solo vegetale, ma anche animale, con un forte aumento di specie utili al giardino nelle loro varie funzioni trofiche, dal contenimento di malattie e parassiti all’impollinazione.
La totale eliminazione della chimica di sintesi per la fertilizzazione — sostituita da biostimolanti microbici naturali — non provoca alterazioni né inquinamento di suolo, acqua e aria. L’irrigazione è solo di soccorso, per sostenere le piante nei periodi di massima siccità, grazie anche all’impiego di idroretentori che riducono il consumo d’acqua.
Un agroecosistema con numerose specie vegetali in grado di offrire nicchie ecologiche agli organismi, perseguendo la massima diversificazione biologica del giardino.